Cosa sono e a cosa servono i paracapezzoli

paracapezzoli

Stai riscontrando delle difficoltà durante l’allattamento o non hai ancora partorito, ma sei già alla ricerca di informazioni utili per non trovarti impreparata di fronte a eventuali problemi al riguardo?

L’allattamento è un momento emozionante in cui si consolida, ancor di più, quel rapporto speciale tra la mamma e il suo bambino.

Se questo è vero, è però altrettanto riconosciuto che durante questa fase possono presentarsi non poche complicazioni, che rischiano di spaventare soprattutto le neomamme alla ricerca di soluzioni efficaci.

Molte donne in fase di allattamento ricorrono all’uso dei paracapezzoli, ma…cosa sono di preciso? E quando si rischia di farne un uso improprio?

Quando si usano

La gravidanza, oltre a essere il periodo durante il quale il bambino si forma e cresce dentro al pancione, è anche un momento in cui la futura mamma cerca di trovare il maggior numero di risposte per sentirsi il più possibile pronta a svolgere questo meraviglioso lavoro.

Tra le tante novità con cui si devono fare i conti, i paracapezzoli è proprio una di queste, ma…quando è utile usarli?

Facciamo subito chiarezza su un punto molto importante, che riguarda molte neomamme: non è raro, infatti, che si proceda all’acquisto dei paracapezzoli ancor prima della nascita del bebè, sotto consiglio di qualche amica fidata o perché lo si ha letto da qualche parte.

In verità, sarebbe bene evitarne l’utilizzo fai da te, limitandone il ricorso ai seguenti casi:

  • In caso di frenulo molto corto del bambino e gli eventuali interventi posti in essere, come il taglio del frenulo stesso o un lavoro specifico sull’attacco, non hanno dato effetti positivi;
  • Se il palato del bambino è molto arcuato e altre strategie non hanno portato ai risultati attesi;
  • Se la suzione del bambino è eccessivamente debole e necessita di un aiuto, almeno nel breve termine;
  • Per facilitare il passaggio al seno di un bambino che viene dalla terapia intensiva e che, quindi, è stato alimentato con il biberon;
  • Nel caso in cui la mamma abbia i capezzoli introflessi o appiattiti e il ricorso ad altre soluzioni non ha portato a effetti soddisfacenti.
  • Quando vi è una montata lattea troppo abbondante e l’ancoraggio è difficoltoso.

Oltre i casi citati, talvolta le neomamme potrebbero averne bisogno per risolvere problematiche quali tagli, screpolature, ragadi o dolori al capezzolo, con lo scopo di evitare l’interruzione dell’allattamento, o comunque renderlo meno fastidioso.

Ciononostante, è bene tenere a mente che il ricorso al paracapezzolo deve considerarsi come ultimo tentativo di una lunga serie, oltre che temporaneo, proprio per le controindicazioni che esso comporta.

Vantaggi

Prima di parlare dei vantaggi derivanti dall’uso dei paracapezzoli, è bene ribadire un concetto di fondamentale importanza: quando non ci sono problematiche particolari, i paracapezzoli non apportano alcun beneficio.

Come già detto all’inizio dell’articolo (ma ripeterlo non fa mai male), decidere autonomamente se e per quanto ricorrere a tali dispositivi è assolutamente da evitare, perché spesso ciò si traduce in un effetto totalmente opposto da quello immaginato.

Dal punto di vista scientifico, quello dei paracapezzoli è un argomento ancora molto dibattuto e su cui i pareri sono contrastanti, ma è indubbio che ci sono circostanze in cui i miglioramenti derivanti da un uso corretto di questo “capezzolo artificiale” sono più che evidenti!

Quali sono allora i vantaggi maggiormente riscontrati per mamme e bambini?

  • Alleviano i dolori al seno durante l’allattamento (sebbene questo potrebbe derivare da un attacco superficiale del bebè che, di conseguenza, rischia di non nutrirsi a sufficienza);
  • Aiutano il piccolo ad attaccarsi al seno della mamma dopo essersi abituato al biberon;
  • Se scelto della giusta misura, aderisce perfettamente al seno proteggendolo durante la poppata;

Svantaggi

L’allattamento ti sta mettendo davanti a problemi di varia natura, come fastidi al seno durante la suzione o difficoltà nell’attacco del bebè, e stai pensando di ricorrere ai paracapezzoli?

Ricorda che l’uso di questi dispositivi, a seguito del parere di un esperto, deve rappresentare l’ultima spiaggia dopo una serie di tentativi falliti: questo perché non di rado si corre il rischio di trasformare i presunti benefici in svantaggi più o meno importanti.

Vediamo insieme quali sono le problematiche in questione:

  • Spesso si sceglie la via del paracapezzolo per avere sollievo durante l’allattamento, divenuto doloroso a seguito di capezzoli doloranti, che sanguinano, o in presenza di ragadi. Tuttavia, se si prolunga troppo il tempo di utilizzo del dispositivo, si rischia di abituare il bebè a tal punto che non riesce più a poppare dal seno;
  • L’uso del paracapezzolo può portare il piccolo ad attaccarsi in modo scorretto: un attacco superficiale e centrale, infatti, può causare la formazione di ragadi;
  • Sempre in riferimento a un attacco scorretto del bambino, questo può generare ingorghi, le cui conseguenze sono come ascessi, mastiti e progressiva riduzione nella produzione del latte, sono tutte preoccuanti;
  • Il ricorso al paracapezzolo può interferire con la produzione del latte, poiché la barriera che forma fa da scudo, anche parziale, alla stimolazione tattile creata dal bambino al momento della suzione.

Come si applicano

Posizionare in modo corretto i paracapezzoli, senza che questi si muovano, aiuta a evitare alcuni problemi, come l’entrata di aria durante la suzione, dolori e fastidi alla mamma o più semplicemente che il dispositivo cada durante l’allattamento.

Se si utilizzano paracapezzoli in silicone, per facilitarne l’aderenza è consigliabile immergerli in acqua calda per qualche minuto: questo processo, infatti, renderà le alette laterali più elastiche, agevolando l’applicazione dello strumento.

A questo punto, per indossarli basterà tirare le alette con i pollici e spingere la parte centrale quasi fino a rovesciarla, appoggiandola sul capezzolo, e rilasciare le alette: in questo modo si creerà un piccolo sottovuoto che permetterà ai paracapezzoli di rimanere ben adesi sul capezzolo, facilitando l’allattamento.

Al termine della poppata è importante rimuovere il dispositivo, lavarlo bene con acqua calda e sterilizzarlo almeno una volta al giorno.

Quanti tipi ne esistono

Come si fa a scegliere i paracapezzoli più adatti alle esigenze della mamma e del bebè?

Esistono diversi tipi paracapezzoli che si differenziano principalmente per materiale e forma.

Per quanto riguarda quest’ultima, in commercio si possono acquistare sia paracapezzoli tradizionali, a forma di cerchio, sia quelli a farfalla, che favoriscono il contatto tra la mamma e la bocca del neonato, che in questo modo riesce a sentirne l’odore durante la suzione.

Per quanto riguarda il materiale, i più diffusi sono quelli in argento, silicone e caucciù.

Paracapezzoli in argento. Proprio per il materiale di cui sono composti, questi paracapezzoli sono più rigidi e non si usano durante l’allattamento, in quanto non sono presenti i fori che permettono la fuoriuscita del latte.

I paracapezzoli in argento si usano tra una poppata e l’altra, come protezione e sollievo per il capezzolo: le proprietà antibatteriche dell’argento, infatti, riducono la sensazione di dolore causato dalle piccole ferite.

Si usano sotto al reggiseno (per farli aderire bene alla pelle) e tra tutti sono i più costosi.

Paracapezzoli in silicone. Facili da pulire, elastici, igienici e perfettamente aderenti alla pelle, i paracapezzoli in silicone sono un’ottima alternativa sia per il neonato, poiché non alterano né sapori né odori, sia per il portafoglio di mamma e papà, poiché sono i più economici in commercio.

Paracapezzoli in caucciù. Si tratta della tipologia meno utilizzata, soprattutto a causa della loro durata nel tempo: le ripetute sterilizzazioni fanno sì che questi paracapezzoli si deformino, costringendo la mamma a un acquisto ripetuto del prodotto.

Inoltre per la loro tendenza a trattenere polvere, sporco e peli, non rappresentano la soluzione più igienica.

Alcuni modelli, inoltre, sono caratterizzati da tagli verticali che permettono al piccolo di regolare autonomamente la fuoriuscita del latte, secondo le proprie esigenze.

Infine, per una scelta corretta sotto ogni punto di vista, è fondamentale fare attenzione anche alla taglia, che dipende chiaramente dalla grandezza del seno. Ci sono marche che offrono una taglia 1 più piccola e una taglia 2 più grande, mentre altre che prevedono il sistema a 3 taglie (small, medium, e large).

Quanto costano

Quando arriva il momento di acquistare i paracapezzoli, oltre a considerare il materiale, la forma e le caratteristiche, è importante valutare anche il prezzo.

Tra tutti, i paracapezzoli più costosi sono quelli in argento, con una cifra che si aggira intorno a 50 euro a confezione. Rapporto qualità prezzo, invece, i migliori risultano essere quelli in silicone, con un prezzo che varia dagli 8 ai 30 euro.

Controindicazioni

Ci sono circostanze in cui il ricorso ai paracapezzoli è necessario, ma in molte altre…no!

Un utilizzo improprio dei paracapezzoli, come anche la scelta di dispositivi di bassa qualità può portare a delle conseguenze spiacevoli per la mamma e anche per il bebè.

Ma quali sono le controindicazioni di cui parliamo?

  • la scelta di paracapezzoli realizzati con materiali non adeguati, senza un accurato controllo dell’ancoraggio al seno, fa sì che l’attacco al seno de neonato peggiori. Tutto ciò comportando una minore assunzione di latte, un arresto della crescita del bebè e una produzione rallentata di latte;
  • i paracapezzoli possono confondere il bambino molto sensibile di lingua e palato che, una volta abituato al silicone, potrebbe rifiutare il seno sprovvisto di questo.
  • L’effetto barriera del paracapezzolo può interferire con la stimolazione tattile della bocca del neonato e, di conseguenza, con l’attivazione ormonale collegata alla produzione di latte;
  • Limitano la qualità dell’attacco al seno del bambino.

Letteratura medica e fonti utili

Genna CW Selecting and Using Breastfeeding Tools, Hale Publishing 2009; Wilson Clay B, Hoover K, The Breastfeeding Atlas, 6th Edition; Chow S. et al, The Use of Nipple Shields: A Review, in Front Public Health (2015); Allattare al seno – Opuscolo del Ministero della Salute

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