Quali sono le possibili cause del vomito nei bambini?

vomito bambini

Il vomito nei bambini è un disturbo frequente, destinato a non durare troppo a lungo. Solitamente, il fenomeno si verifica quando un bambino ha mangiato troppo o male, oppure quando è stato colpito da un virus gastrointestinale.

Le infezioni virali possono manifestarsi in ogni periodo dell’anno, ma in primavera e in estate sono più frequenti, poiché in queste stagioni i virus responsabili di determinati sintomi, tra cui anche la diarrea, sono maggiormente in circolo.

Il Rotavirus è un microorganismo molto contagioso che infetta la maggior parte dei bambini con età inferiore ai 5 anni, provocando nausea, diarrea e vomito.

Con l’introduzione dell’apposito vaccino si presenta meno spesso, ma in ogni caso il rischio maggiore a cui si va incontro quando il virus aggredisce i bambini è proprio la disidratazione, un evento che spaventa molto i genitori e che rappresenta il motivo principale per cui si richiede il ricovero del proprio piccolo.

I liquidi persi con il vomito e la diarrea non vengono facilmente reintegrati dal bambino, che si rifiuta di bere o mangiare, perché al sol pensiero di ingerire poche gocce d’acqua o anche un pezzetto di pane, sente già tornare i conati.

Per questo motivo, in casi seri in cui il sintomo è in una fase acuta, può essere fondamentale portare il bimbo al pronto soccorso e reidratarlo con un ciclo di flebo.

In ogni caso, il Rotavirus potrebbe essere una delle tante cause del vomito, un sintomo generico a cui si possono ricondurre anche il mal d’auto, le intolleranze alimentari, l’appendicite, la celiachia o un disagio psicologico.

Il vomito di natura psicogena, infatti, non deve essere sottovalutato: molti genitori pensano che il proprio bambino, per la sua tenera età, non conosca stati d’animo diversi dalla spensieratezza e serenità.

In verità, molti bimbi avvertono stati di stress e di ansia, per problemi a scuola con i propri compagni, o in famiglia, dai quali si generano pianti talmente disperati da portare al vomito.

Nella seconda e terza infanzia, inoltre, un trauma cranico può determinare la formazione di un ematoma cerebrale che si manifesta proprio attraverso il vomito. Non sempre i sintomi iniziano ad apparire da subito, per questo, qualora si verificasse un evento traumatico che dopo giorni è seguito da episodi di vomito, è importante prenderlo in considerazione come causa del disturbo.

Quali sono le possibili cause del vomito nei neonati?

Prima di soffermarsi sulle possibili cause di vomito nei neonati, è importante distinguere questo dal rigurgito: capita spesso che i bambini rigurgitino, soprattutto se durante la poppata ingurgitano troppo velocemente il latte e di conseguenza immettono grandi quantità di aria.

Nel rigurgito, la risalita del contenuto dello stomaco nell’esofago e nella gola è causata dal reflusso, un fenomeno estremamente frequente nei neonati, che non presenta contrazioni forzate della muscolatura addominale.

Si tratta di un fenomeno tipico del lattante che, se in una prima fase di vita ha una frequenza giornaliera, tende a diminuire progressivamente tanto che solo il 5% dei bambini presenta questo sintomo al compimento del primo anno.

Chiarita questa differenza, ci si può ora soffermare sulle cause che determinano il vomito nei neonati, distinguendole per la loro diversa natura.

Le cause fisiologiche sono quelle più banali, che non devono generare alcun tipo di ansia nei genitori:

  • Una delle cause più frequenti di vomito nel neonato è quando questo mangia un pasto troppo abbondante o mangia più del dovuto, pur non avendo tanta fame;
  • Anche il raffreddore può causare il vomito, poiché la presenza di molti muco potrebbe non permettere la corretta ingestione del latte;
  • Le coliche, ovvero la presenza di aria nella pancia, oltre ad essere molto fastidiose e dolorose per il neonato, rappresentano allo stesso tempo un’altra causa del vomito. Oltre a quelle fisiologiche, ci sono anche cause patologiche che inducono il vomito nel neonato;
  • Può capitare che un bimbo vomiti per un’allergia o un’intolleranza che si manifesta sin dai primi momenti di vita. Per i neonati intolleranti al lattosio o alle proteine del latte il rimedio è il latte vegetale, che deve essere opportunamente formulato, in base all’età del neonato;
  • Tra le cause patologiche del vomito rientrano anche quelle di natura intestinale o infettiva, per infezioni riconducibili alle vie urinarie o alle orecchie;
  • Altra patologia che provoca vomito nel neonato è il restringimento del piloro, orifizio tra stomaco e duodeno, che rappresenta una condizione abbastanza frequente nel neonato. Solitamente, viene considerato un problema che si risolve autonomamente nel giro di poco tempo, ma qualora ciò non accada, è necessario intervenire chirurgicamente;

Si possono verificare circostanze in cui il vomito non abbia né origine fisiologica né patologica, come nel caso di ingestione accidentale di sostanze tossiche.

In questo caso, è importante comprendere se si tratta di una sostanza corrosiva o non corrosiva, fermo restando che, sebbene la prima sia ben più grave, in entrambe le situazioni è opportuno allertare il pronto soccorso.

Cosa fare in caso di vomito

vomito bambini

Mamme e papà…niente panico! Nella maggior parte dei casi i sintomi del vomito si calmano nel giro di pochi giorni, senza alcun bisogno di terapie mediche.

Quando il disturbo viene attribuito ad infezioni virali, infatti, è sufficiente tenere sotto osservazione il bambino e aspettare.

Nelle prime 3-4 ore dopo l’ultimo episodio di vomito è preferibile proporre al bambino liquidi trasparenti come camomilla, tè deteinato o acqua, che dovrà ingerire a piccoli sorsi e zuccherati.

Nonostante ciò, se il piccolo non mostra alcun tipo di sofferenza, può reintrodurre nella dieta cibi solidi, purché leggeri, bevendo comunque in modo regolare. In particolare, nel caso di neonato, può proseguire l’allattamento materno o artificiale, facendo sempre attenzione che l’apporto di liquidi sia tale da prevenire la disidratazione.

Quando un bambino inizia a mostrare i primi segni di disidratazione, quindi la bocca secca, sonnolenza, pianto senza lacrime, perdita di elasticità della pelle o occhi infossati, è fondamentale intervenire tempestivamente, somministrando una soluzione reidratante (SRO), a piccoli sorsi, per ricostituire in acqua e facilmente reperibile in farmacia.

Quando preoccuparsi

Sebbene il vomito sia un evento piuttosto generico, che spesso ha una natura fisiologica, di certo non rientra tra i sintomi “normali” di una persona che sta bene, a maggior ragione se si tratta di un bambino.

Proprio per questo, in caso di disturbo persistente, è bene che si accenda un campanello di allarme nei genitori. Ovviamente è importante non trasferire al piccolo la preoccupazione, ma anzi coccolarlo, rassicurarlo, stargli vicino e tenerlo a riposo.

In particolare, sarà necessario chiamare il pediatra se il bambino ha meno di 3 mesi, non ha urinato nelle ultime 8 ore, se la febbre è molto alta o se ci sono tracce di sangue nel vomito; ai primi segni di disidratazione, nei casi di vomito improvviso accompagnato da forti dolori addominali, o rigidità al collo, invece, sarà necessario recarsi al pronto soccorso.

A chi rivolgersi

vomito bambini

Più volte abbiamo classificato il vomito come un disturbo passeggero che tende a risolversi nel giro di poco tempo. Tuttavia, se è bene non agitarsi senza motivo, è altrettanto comprensibile, soprattutto per le neo mamme, non sottovalutare il disturbo, specie se si parla di neonati.

Il vomito di per sé è un sintomo generico, che può scaturirsi da cause diverse, sia per natura che per gravità, per questo, il primo passo da fare è osservare il piccolo e il suo stato di salute in generale.

È sempre bene, comunque, non fidarsi ciecamente di quello che consigliano le “amiche che ci sono passate prima di te” o le super nonne che per ogni dubbio hanno una soluzione. Nonostante il confronto sia importante e bisogna tenere a bada gli inutili allarmismi, ogni situazione è a sé e in quanto tale va gestita con le dovute accortezze.

Un’attenta osservazione del comportamento e dello stato fisico del bambino è il primo passo per capire come procedere. Sarà necessario chiamare il pediatra:

  • Se l’episodio si verifica nei primi giorni o mesi di vita del piccolo;
  • Se i segni di disidratazione cominciano ad essere molto evidenti;
  • Se il vomito contiene tracce di sangue o bile (quindi di colore verde);
  • Se contemporaneamente al vomito vi sono scariche ripetute di diarrea;
  • Quando il vomito dura da più di 24 ore;
  • In tutte le circostanze in cui vi sentite preoccupate e con la paura di non gestire la situazione al meglio;

In ogni caso, anche in assenza di tutte queste condizioni, se ci sono dubbi o incertezze riguardo al modo di assistere il bambino in una situazione come questa, rivolgersi al pediatra è sempre una buona idea.

Allattamento e vomito

Il tuo bambino si nutre di latte materno, ma si sono presentati i primi sintomi del vomito: cosa fare?

L’allattamento al seno è un vero toccasana per i bambini, poiché le proprietà protettive del latte materno, pur non riuscendo a prevenire completamente le malattie, ne riducono di molto la frequenza.

Il latte materno contiene elementi antibatterici e antivirali, tra cui anticorpi, globuli bianchi, cellule staminali ed enzimi protettivi che, a seconda della durata del periodo di allattamento, riducono il rischio del piccolo di contrarre raffreddori, infezioni alle vie respiratorie, febbre, nausea e diarrea.

Sembra quasi di parlare di una magia, ma la composizione del latte materno si modifica quando il bimbo si ammala. L’esposizione ad infezioni virali o batteriche fanno sì che il corpo produca automaticamente degli anticorpi, i quali vengono trasferiti al piccolo attraverso il tuo latte.

Inoltre, il latte materno si digerisce con molta facilità, prestandosi ad essere l’alimento ideale per i bambini che hanno disturbi alla pancia.

A volte, però, può succedere che il malessere del piccolo lo porti a non avere molto appetito, né l’energia necessaria per nutrirsi come dovrebbe. In questi casi, se hai difficoltà ad allattarlo, potrebbe essere una buona idea contattare uno specialista dell’allattamento al seno per evitare la disidratazione.

In genere, un consiglio fornito dai consulenti specializzati è quello di estrarre un po’ di latte dal seno, in modo da alimentare il bambino con una siringa, una tazza o un altro modo, stabilito sulla base dell’età del piccolo, che richieda a lui il minimo sforzo.

E se invece è la mamma ad essere ­malata?

Nessun problema. Anche in questo caso è consigliabile continuare ad allattare normalmente, senza alcun rischio che il piccolo venga contagiato dal latte materno.

Ricordati che il bambino è il soggetto con meno probabilità ad essere contagiato, che riceve dal tuo latte la dose giornaliera di anticorpi protettivi. In questi casi, perciò, allattare non soltanto è sicuro, ma è anche un’ottima idea!

Alimentazione in caso di vomito

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In fatto di alimentazione in caso di vomito, i consigli delle nonne sono sempre i più saggi: la cura migliore è il digiuno.

Con il mal di stomaco in corso, è più che comprensibile che il piccolo non abbia voglia di mangiare e per questo non bisogna forzarlo. Ciò che conta è che la perdita di liquidi venga costantemente reintegrata, così da evitare una possibile disidratazione.

A distanza di alcune ore dall’ultimo episodio di vomito, nel caso del neonato, potrai riattaccarlo al seno o in alternativa proporgli crema di riso o una banana schiacciata; se il piccolo è più grande e avrà voglia di mettere qualcosa sotto i denti, prova inizialmente con cibi secchi come fette biscottate, cracker, pane o biscotti, per passare poi, gradualmente, alla pasta più condita, al pollo lesso o al pesce bollito.

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